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Chi non ha memoria non ha futuro

René Magritte

René François-Ghislain Magritte nasce a Lessines in Belgio il 21 novembre 1898. Nel 1910 anni la sua famiglia si trasferisce a Chatelet e René prende lezioni di disegno.

Nel 1912 la madre si uccide gettandosi nella Sambre, René elabora il dolore di quella perdita disegnando diversi paesaggi in cui compare quel fiume.

A 18 anni si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Bruxelles dove si appassiona al modello artistico futurista.

Nel 1922, terminato il servizio militare, si sposa con Georgette Berger, amica sua fin dai tempi dell’adolescenza e si impiega come disegnatore in una fabbrica di tappezzerie. Intanto sviluppa la sua propria identità artistica perseguendo il fine di rendere più esplicito e fruibile il linguaggio cubista e futurista. Inizia a vendere le sue prime opere e si orienta culturalmente verso il movimento surrealista che in quegli anni sta acquisendo sempre maggiore importanza in Francia.

Proprio per essere più vicino al centro di produzione delle idee nel 1927 si sposta con Georgette in un sobborgo Parigi. Stringe amicizia con André Breton ed entra nel circolo dei surrealisti.

Agli inizi degli anni trenta la crisi economica provoca la chiusura di parecchie gallerie parigine. René decide di tornare a Bruxelles e ricominciare il lavoro di disegnatore. Non smette di dipingere e, con l’aiuto di alcune sovvenzioni, riesce lentamente a farsi un nome all’estero, soprattutto a Londra.

Nel 1940 l’occupazione tedesca giunge in un momento di crisi per l’artista. La sua situazione economica è quanto mai precaria e da tempo sembra aver perso il piacere di dipingere. Per tre mesi ripara in Francia, poi ritorna avendo preso una decisione. Non può andare avanti come prima. Riprende a dipingere cercando di esprimere nelle sue opere il lato ancora positivo della vita. La sua pittura dovrà comunicare la speranza per la fine dei tempi bui e per un futuro migliore. Nel pieno della tragedia mondiale dipinge il quadro “Il buon auspicio” , nel quale una colomba multicolore volteggia all’orizzonte spargendo fiori dietro di sè.

La guerra finisce e quell’orizzonte immaginato e dipinto si apre davanti a lui. Il suo modo di dipingere si sviluppa di continuo, giungendo ad ottenere ciò che si era ripromesso all’inizio del suo percorso: utilizzare il paradosso e la libertà di linguaggio senza cadere nel puro astrattismo, ma anzi offrendo a chi guarda un messaggio chiaro e leggibile.

Nel corso degli anni ’50 la sua popolarità cresce in tutto il mondo e alcuni suoi quadri diventano icone universali. Continua così nella sua ricerca e nella sua evoluzione fino al 15 agosto 1967, quando muore a Bruxelles. Una vita che tanto ha dato all’arte e che dall’arte tanto ha ricevuto.

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