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Chi non ha memoria non ha futuro

Tamara de Lempicka

Tamara Gorska nacque nel 1898 a Varsavia, in una famiglia dell’alta società polacca. Il padre era il rappresentante legale di un’azienda francese e la madre era un’esponente della locale aristocrazia. Fin dalla più tenera infanzia ebbe una forte personalità alla quale soggiacquero il fratello maggiore Stanczyk e la sorella minore Adrienne. Ragazzina viziata, abituata a vedere esaudito ogni sua capriccio, fu insofferente alla disciplina scolastica e nel 1911 finse una malattia nervosa per lasciare la scuola e viaggiare in Europa con la nonna. In Italia cominciò ad apprezzare la pittura e a progettare, come un sogno tenuto in un cassetto, il proprio futuro di artista.

Nel 1914 fu portata in Russia da una zia. Lì conobbe un giovane avvocato, Tadeusz Lempicki, e lo sposò nel 1916. La coppia visse a Pietroburgo fino a dopo la rivoluzione, quando Tadeusz fu arrestato dalla polizia segreta. Tamara cercò il marito in tutte le carceri della città e usò ogni mezzo per ottenere il suo rilascio. I due raggiunsero separatamente Copenhagen e una volta al sicuro si stabilirono a Parigi, dove poco dopo, nel 1918, nacque la loro unica figlia Kizette. Una giovane signora abituata al lusso e un giovane avvocato disoccupato, per giunta con una figlia appena nata: la prospettiva non era delle migliori. Vissero sulla “rive gauche”, il quartiere degli artisti, dove grazie al fascino e all’affabilità di Tamara furono introdotti in quell’ambiente intellettuale.

Tamara decise che era il momento di tirare fuori i sogni dal cassetto. Si iscrisse all’Académie de la Grande Chaumière e seguì le lezioni dei maestri Maurice Denis e André Lhote, imparando in fretta, al punto che in un paio di anni arrivò a vendere le sue prime opere. Rivelò subito uno stile personalissimo. Le sue figure glaciali, dai tratti precisi e fissi, animate soltanto dal gioco di luci e ombre che Tamara utilizzava con la massima abilità, divennero una firma inconfondibile. Si dedicò a rappresentare soggetti che al grande pubblico parvero sconvenienti e che riflettevano un lato caratteristico della sua vita. L’erotismo era una componente assai presente nelle sue opere e anche al di fuori di esse. Intratteneva infatti relazioni indifferentemente con uomini e donne, dedicando a queste ultime i suoi ritratti più sensuali.

Nel 1925 partecipò alla prima esposizione Art Deco parigina e divenne presto la personalità più emblematica di questo movimento artistico. La pittura per lei fu sempre in ugual modo un mezzo di espressione e una fonte di guadagno che le permetteva di mantenere uno stile di vita dispendioso. Uomini d’affari, nobili e ricchi borghesi erano disposti a pagare prezzi esorbitanti per farle ritrarre se stessi, le proprie mogli o le proprie amanti.

Il matrimonio con Tadeusz finì nel 1927 a causa delle relazioni extraconiugali di entrambi. Tamara sottolineò l’evento lasciando incompiuto il ritratto del marito e intitolandolo impersonalmente “L’uomo col soprabito”. Dopo il divorzio viaggiò parecchio. In Italia sfuggì alle avances di D’annunzio, negli Stati Uniti fu ospite del miliardario Rufus Bush (padre e futuro nonno dei due George) che le commissionò un ritratto della propria moglie. Il vento della crisi di Wall Street la risospinse a Parigi dove ritrovò uno dei suoi primi finanziatori, il barone Raoul Kuffner col quale si sposò nel 1933.

Allo scoppio della II Guerra Mondiale i due si trasferirono a Hoolywood, precisamente a Beverly Hills, dove frequentarono i nomi più celebri della cinematografia americana. Pochi anni dopo giudicarono New York una città più adatta per le loro attività. Dopo la fine della guerra i gusti artistici cambiarono e Tamara iniziò una lenta discesa nell’anonimato, assai bene equipaggiata comunque dai guadagni precedenti. Continuò a dipingere cambiando più volte il proprio stile, passando attraverso l’esperienza astrattista.

Nel 1962 il barone Kuffner morì e Tamara raggiunse a Houston la figlia Kizette che nel frattempo si era sposata con un nobile di nome Foxhall.

Verso la fine degli anni ’60 un gallerista parigino rilanciò l’Art Deco con una mostra nella quale i dipinti di Tamara furono il piatto forte. Questo diede il via ad una prima riscoperta seguita da un altro periodo di oblio.

Rimasta vedova anche Kizette, madre e figlia acquistarono una tenuta a Cuernavaca in Messico, dove il 18 marzo 1980 Tamara de Lempicka si spense nel sonno. Kizette, secondo le ultime volontà della madre, sparse le sue ceneri nel cratere del vulcano Popocatepetl.

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