Billy Bragg |
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"I was a miner, I was a docker, I was
a railway man, between the wars"... Naturalmente Steven William Bragg, in arte Billy, non è mai stato nulla di tutto questo: nè un minatore, nè uno scaricatore di porto, nè - figuriamoci - un ferroviere. Tuttavia può cantare questa strofa senza sentirsi imbarazzato, perché le sue canzoni hanno dato e continuano a dare voce alle speranze, alla rabbia e alla visione del mondo di una quantità di lavoratori in anni in cui sarebbe tanto più comodo e redditizio convincere gli stessi a rassegnarsi ad essere l'anello più debole della catena e a cantare motivetti alla "canta che ti passa". Nell'Inghilterra thatcheriana le sue canzoni hanno costituito la coscienza non rimossa di una classe sulla quale si sono riversate tutte le possibili disgrazie, maledizioni e vessazioni necessarie al mantenimento nel lusso degli strati più ricchi. Ora che Blair, salito al governo anche con il voto di chi sperava in una politica differente, sta al contrario completando l'opera con provvedimenti che la "Iron Lady" mai si sarebbe sognata, il buon Billy è costretto a fare gli straordinari, perché se è tutto sommato semplice criticare una politica sinceramente reazionaria, diventa un po' più complesso denunciare un disegno di destra mascherato da progressismo. E ne servirebbero anche qui in Italia di cantori che dicessero la verità nuda e cruda in maniera musicalmente apprezzabile. Nato nel 1957, a 19 anni, con alcuni amici tra cui l'inseparabile Wiggy, forma il gruppo Riff Raff, scioltosi nel 1981 dopo aver pubblicato alcuni singoli e un Extended Play dal titolo "I wanna be a cosmonaut". Nel 1983 pubblica il primo album da solista "Life's a riot with spy vs spy" e si segnala subito per il contenuto politico-sociale dei brani. La sua musica è difficilmente etichettabile in un genere preciso. Può essere collocata sia nella canzone d'autore per via del rigoroso impegno espresso nei testi, sia nella galassia del folk urbano, per l'affinità con altri artisti e gruppi (The Pogues, Bruce Cockburn, Roy Bailey) nel riallacciarsi a radici popolari degli emigrati in città. Seguiranno altri album nei quali continuerà a sviluppare le sue tematiche in modo coerente. Viaggia parecchio e conduce reportages da Mosca, dal Nicaragua, da Cuba e da altri paesi dove sono in atto vie diverse al socialismo. Collabora con vari altri musicisti, anche con gli italiani "The Gang", ed è presente in ogni situazione dove viene proposta musica antagonista al sistema capitalista dominante. Alla fine del 2002, in occasione delle minacce USA di guerra all'Iraq (minacce divenute poi tragicamente concrete), Billy ha scritto il brano "The price of oil" che chiarisce meglio di tanti discorsi i veri motivi della guerra. |