Chico Buarque de Hollanda

     
   



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Francisco Buarque de Hollanda nacque il 19 luglio 1944, a Rio de Janeiro, figlio di Sérgio Buarque de Hollanda e di Maria Amélia, pianista dilettante.
A due anni si trasferì con la famiglia a San Paolo. In casa Buarque si ascoltava molto la radio e il piccolo Francisco maturò una vera e propria passione per le canzoni, al punto di raccogliere in un album le foto dei suoi cantanti preferiti.
Frequentò il ginnasio e il liceo scientifico nel collegio Santa Cruz, dove si distinse per l'abilità nel calcio e per le sue cronache scritte per il giornalino della scuola. Proprio in quel collegio salì per la prima volta su un palco, cantando una canzone composta da lui, dal titolo “Marcha para um Dia de Sol”, durante uno spettacolo di bossa nova.
Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di Architettura e Urbanistica dell'Università di San Paolo, ma giunse soltanto al terzo anno. In quegli anni ascoltò parecchia musica, restando influenzato in maniera particolare da Noel Rosa, Dorival Caymmi, Ataulfo Alves, Ismael Silva, Nélson Cavaquinho e Vinicius de Moraes, senza dimenticare la musica francese. Ma fu un disco di João Gilberto, “Chega de Saudade” a sancire la svolta nella vita di Chico.
Nel 1964 scrisse “Sonho de um Carnaval”, presentata da Geraldo Vandré ad un festival della TV Excelsior di San Paolo, che lo fece conoscere come compositore, permettendogli di giungere al programma “O fino da bossa” condotto da Elis Regina.
Incise un primo singolo con le canzoni “Olê, Olá” e “Madalena foi pro mar” che in seguito apparvero nel suo primo 33 giri “Chico Buarque de Hollanda”. Proprio in questo disco era inclusa la canzone “Pedro Pedreiro” che inaugurò il filone sociale della musica di Chico.
Nel 1966 partecipò come compositore al secondo Festival della Musica Popolare Brasiliana, con il brano “A banda” interpretato da Nara Leão, che vinse il concorso a pari merito con “Disparada” di Geraldo Vandré.
Fu la consacrazione per Chico, che divenne il punto di incontro tra la bossa nova e la vecchia guardia della canzone brasiliana. Divenne perciò una gloria nazionale per gli appassionati di musica di tutte le età e un idolo per le ragazze che rimanevano incantate dai suoi occhi verdi.
Ma il successo non fermò la sua evoluzione e, soprattutto, non lo inchiodò ai dettami dell'industria discografica.
L'anno seguente scrisse e rappresentò una piéce teatrale che scatenò l'ira dei tradizionalisti e la violenza di un gruppo di estrema destra che invase il teatro, distrusse la scenografia e aggredì gli attori.
Ma anche gli elementi più reazionari dovettero rassegnarsi: Chico non scendeva a compromessi né sulla sua attività artistica, né tantomeno sulla sua vita privata. Alcune sue canzoni rimanevano nel filone del facile ascolto ed erano acclamate da un pubblico eterogeneo, il quale non gradiva i pugni nello stomaco come “Funeral de um lavrador” e soprattutto non gli perdonava di convivere al di fuori del matrimonio con l'attrice Marieta Severo.
Nel 1968 lasciò il Brasile con l'intenzione di soggiornare per alcuni mesi in Italia al fine di farsi conoscere dal pubblico europeo. Vi rimase più di un anno, in una specie di esilio ed è lì che nel marzo del 1969 nacque la sua prima figlia Silvia.
Tornò in Brasile nel 1970 con un'idea ben precisa di ciò che sarebba stata la sua produzione futura. Niente più lirismo nostalgico, ma testi che raccontassero la vita dura della gente comune, soprattutto la più povera, quella che nessuno cantava.
Il primo successo di questa fase fu “Apesar de você”, brano che rimase a lungo intrappolato nelle maglie della censura.
L'anno seguente incise l'album “Construção”. Il brano omonimo, contenuto nel disco, parlava di un muratore che cadeva da un'impalcatura disturbando il traffico, tema decisamente antipatico alle commissioni di censura visto che una decina di anni prima in Italia aveva causato l'allontanamento di Dario Fo e Franca Rame dalla televisione di stato. Chico capì che era opportuno procurarsi qualche mezzo d'espressione di riserva, casomai la sua produzione canora fosse mandata tout court al rogo.
Si cimentò come attore nel film “Quando o Carnaval chegar” di Cacá Diegues e compose la colonna sonora di “Vai trabalhar, vagabundo” di Hugo Carvana. Con Ruy Guerra scrisse poi il brano “O Elogio da Traição” che fu subito censurato.
Nel 1975 festeggiò i dieci anni di carriera insieme con Maria Bethânia, con uno spettacolo che fu registrato e inciso su disco. Anche in questo caso intervenne la censura a proibire l'incisione di “Tanto mar” che celebrava la rivoluzione portoghese dei garofani.
Da lì in avanti Chico si accreditò sempre più come artista multiforme, scrivendo brani teatrali come “Opera do Malandro” che nel 1978 vinse il premio Moliere, incidendo dischi sempre caratterizzati da una profonda denuncia delle ingiustizie sociali e perciò sempre esposti al vento della polemica, affermandosi anche nell'attività letteraria dapprima con “O chapeuzinho amarelo” (1979 – “Il cappellino giallo”) e poi col romanzo “Estorvo” (1992 - “Disturbo”), pubblicato anche in Italia e con altri romanzi.
Oggi, alle soglie dei 60 anni Chico è ancora in piena forma artistica, non risentendo affatto di alcun tipo di logorio o perdita di ispirazione. Seguita a scrivere canzoni, romanzi e opere teatrali, non disdegnando gustose improvvisate con i suoi amici e colleghi.
L'ambiente musicale brasiliano ha infatti questa bellissima particolarità: tra i più importanti esponenti della canzone non c'è rivalità, ma amicizia fraterna e le molte collaborazioni tra due o più artisti non sono un fatto estemporaneo a fini soprattutto di mercato, ma un lavoro comune che continua lungo gli anni.
Nel 1997 è ospite del Club Tenco, dove riceve un premio alla carriera e assiste all'interpretazione delle sue canzoni da parte di alcuni dei migliori cantautori italiani, partecipando attivamente allo spettacolo.