Discografia 33 giri

Testi dei Gufi

Pagina delle canzoni

La storia che tra poco ...

Tra il 1964 e il 1969 quattro spettri si aggiravano per l'Italia.
Quattro tizi strampalati che si esibivano nei cabaret e nei teatri, interpretando sketch e canzoni assai diverse da quelle che si potevano ascoltare alla radio in quegli anni. Parlavano di cimiteri, metronotte, soldati sfigati e d'altro ancora.
Uno dei quattro era un ottimo musicista di formazione jazz, suonava con maestria parecchi strumenti e cantava con voce swingante dall'inconfondibile accento siculo.
Un altro aveva tradotto Brassens in milanese e componeva brani che ad ascoltarli adesso è meglio chiudere le finestre perché non si sa mai.... qualche pattuglia...
Un altro ancora era fissato con tutto ciò che sapeva di macabro: vampiri, cadaveri, cipressi (cimiteriali of course), bare e campane funebri.
L'ultimo possedeva una faccia che non aveva bisogno di parole per esprimersi. Denti alla Dario Fo, ma molto più sporgenti, occhi parlanti e viso di plastilina in confronto al quale Jim Carrey sembra un palombaro.
I loro nomi: Lino Patruno, Nanni Svampa, Roberto Brivio e Gianni Magni.
Il nome del gruppo:

I Gufi

Il loro repertorio era composto, oltre che dalle già citate ballate macabre, da canzoni che definire dissacranti è come dire che Rabelais era un pochino sconveniente. Con i propri brani, integrati sapientemente da qualche Della Mea, dall'Endrigo censurato, dai moduli popolari della Milano ancora da non bere e dalle scintille di genio di Gigi Lunari, esercitarono la fine arte di sconvolgere le menti dei benpensanti (altro che épatèr les bourgeois!).
Chi altro può vantare nel '66 una ingenua e feroce fiaba che allude delicatamente al tema dell'aborto? Chi ebbe il coraggio nel '69 di mettere in scena uno spettacolo incentrato sul rifiuto non solo della guerra (questo era consentito anche a Morandi) ma addirittura dell'esercito stesso? Chi ha cantato in quegli anni che "si può morire... sotto il fuoco della polizia"?
Al di là dei temi scottanti, però, i Gufi si dimostrarono anche grandi autori e interpreti. Basti pensare alla raffinatezza di "Vicolo cieco" o alla loro versione di "Ferriera", una delle tante canzoni insulse e strappalacrime che loro si divertirono a trasformare in spassose gag.
....Altri tempi, altre menti.