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Sommario

n.3

     

Chi sacrifica la libertà in nome della sicurezza non merita nè libertà nè sicurezza. (Benjamin Franklin)

"Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco
 per que' pochi scherzucci da dozzina
 e mi gabella per antitedesco
 perché metto le birbe alla berlina..."

Dalla sua tomba in San Miniato a Firenze il buon Giuseppe Giusti probabilmente se la sta ridendo di gusto a constatare che, come ai suoi tempi, gli scrivani dell'Imperatore di turno perseverano nel lanciare l'accusa di anti-qualcosa contro chi rivendica il diritto di criticare l'impero e le sue smanie di dominio. Le nostre letture scolastiche (chi l'ha detto che sono inutili?) ci forniscono la prova che nell'ottocento anche un poeta e patriota che oggi è inserito a pieno titolo nelle antologie e può vantare vie e piazze a lui intitolate in tante città, ha dovuto sopportare una nomea dalla quale risulta sempre difficile difendersi. Anche allora risultò senz'altro più facile adoperare l'insulto per tappare la bocca agli oppositori anziché spiegare alla gente per quali motivi le fucilate di Radetzky contro il popolo milanese dovessero essere ritenute opportune e salutari. Così come fu detto anti-italiano chi si opponeva alla dittatura fascista, anti-spagnolo chi era semplicemente antifranchista e anti-greco chi non sopportava l'idea che la più antica democrazia del mondo agonizzasse sotto il giogo (e le fucilazioni) di un manipolo di colonnelli. Probabilmente anche gli ungheresi e i cecoslovacchi che opposero il proprio corpo all'avanzata dei carri armati sovietici nel '56 e nel '68, per l'informazione ufficiale di quell'impero erano senz'altro feroci anti-russi.
Oggi, almeno qui in Italia, vanno per la maggiore due epiteti riconducibili alla medesima pratica. Antiamericano, nelle varianti "amico di Saddam" (ormai in disuso per decesso del complemento) e di "amico di Bin Laden", per chi non si mostra entusiasta verso le guerre scatenate dal colosso di oltreoceano, e antisemita, che colpisce spesso persone che hanno speso una vita a custodire la memoria dell'Olocausto. Chi scrive queste povere righe rammenta di essere stato definito "amico degli ayatollah" nel 1987, per aver presentato ad un'iniziativa di quartiere le opere di un poeta curdo in esilio usando parole di condanna verso il regime di Saddam Hussein. Allora criticare il raiss di Baghdad che, ricordiamolo, a quei tempi le armi di distruzioni di massa le possedeva davvero e le usava col beneplacito della Casa Bianca, equivaleva ad iscriversi alla categoria degli antiamericani.
In passato furono chiamati antiamericani personaggi come Charlie Chaplin, Dashiell Hammett (che fu pure arrestato per questo), Gregory Peck, John Dos Passos e John Steinbeck... troppo onore!

Winston Smith

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