Discorso del P.G. Francesco Saverio Borrelli, 12 gennaio 2002

 
   

1. Signor Presidente
2.
In qualche caso
3.
Una menzione particolare
4.
Sulla criminalità politica
5.
Mi consentirà
6.
Ma c'è dell'altro

Parole

Signor Presidente, Signori Presidenti di Sezione, Signori Consiglieri della Corte d'Appello di Milano adunati in Assemblea Generale;
Colleghi Sostituti Procuratori Generali;
Signori Magistrati dei tribunali e delle procure della Repubblica del Distretto, Signori Magistrati onorari, Signori Dirigenti, Funzionari, Impiegati dei vari uffici giudiziari;

nell'accingerci a celebrare la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2002 è doveroso rivolgere anzitutto il nostro pensiero e il nostro ossequio al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, idealmente presente tra noi , instancabile cultore e animatore di una coscienza civica che dall'ambito nazionale si allarga alla patria europea e al mondo contro ogni particolarismo localistico; virtuale altissimo garante della unità talvolta problematica tra i poteri dello Stato tutti promananti e perciò legittimati, direttamente o mediatamente, dalla volontà del popolo italiano; tutore dei meccanismi e dei valori del progetto democratico tracciato nella Costituzione nata - lo si ricordi - dalla Resistenza contro il regime del ventennio e dunque anche presidio di resistenza contro ogni altro regime possibile o futuro;

esprimo, come già nelle occasioni precedenti, la devota riconoscenza mia e del mondo giudiziario del Distretto a Sua Eminenza il Cardinale Carlo Maria Martini, da ventidue e vorremmo augurarci per molti anni ancora Arcivescovo di Milano, la cui costante presenza alle cerimonie inaugurali riflette su queste una luce che, al di là delle dimensioni tecnica e istituzionale, conferisce loro, o ne svela, una valenza di più ampio respiro comunitario e spirituale;

ringrazio altresì per la loro presenza il Vice Presidente del Parlamento Europeo On.Guido Podestà, il Prefetto Dott.Bruno Ferrante, il Generale di Squadra Aerea Giulio Mainini, Comandante della 1^ Regione Aerea e del Presidio Militare di Milano, il Generale di Corpo d'Armata Mariano Ceniccola, Comandante Interregionale dei Carabinieri “Pastrengo” , il Tenente Generale Bruno Viva, Comandante del Corpo d'Armata di Reazione Rapida, il Generale di Corpo d'Armata Angelo Ferraro, Comandante Interregionale della Guardia di Finanza, l'avv.Giovanni Di Cagno, rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, di cui è componente, il Presidente Giovanni Schiavon, Capo dell'Ispettorato, in rappresentanza del Ministero della Giustizia (Presidente Schiavon, l'ultimo contatto della magistratura milanese con un Capo di Ispettorato risale all'infausta èra Mancuso: mi auguro vivamente che la Sua presenza oggi qui sia portatrice di un messaggio alquanto diverso);
porgo il mio saluto, ancora, alla Vice Presidente della Giunta Regionale On.Viviana Beccalossi, alla sempre deliziosamente gentile Presidente della Provincia On. Ombretta Colli,al Vice Sindaco di Milano Sen.Riccardo De Corato, al Questore Dott.Vincenzo Boncoraglio, al Presidente e all'intero Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano, alle illustri Rappresentanze degli Ordini Forensi di altri Paesi, ai numerosi Parlamentari presenti, al Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale, al Presidente della Sezione Giurisdizionale e al Procuratore Regionale della Corte dei Conti, ai Magnifici Rettori delle Università, ai Dirigenti delle articolazioni locali delle Amministrazioni dello Stato, ai vertici delle Forze Armate e delle Polizie, ai rappresentanti della cultura, del giornalismo, del mondo dell'economia;

porgo il mio saluto, infine, ai cittadini, anzi, “alle loro maestà i cittadini”, come soleva dire il compianto Prefetto Carmelo Caruso, avvicinati oggi da un lodevole interesse a questa cerimonia, del resto non esoterica nonostante il paludamento, ma a loro destinata.

Come molti dei presenti già sanno, il limite di tempo assegnato al discorso del procuratore generale non permette un consuntivo analitico degli eventi giudiziariamente rilevanti né del lavoro svolto dai vari uffici. Per una meno sommaria informazione rinvio i cortesi ascoltatori alla lettura delle relazioni pubblicate nella seconda parte del volumetto oggi distribuito. Quanto alle tabelle statistiche richiamo le consuete riserve e avvertenze circa le incongruità derivabili dal non ancora completato assestamento interno dei dati e circa l'inevitabile divario tra i dati stessi, aventi carattere prettamente giudiziario, e la realtà esterna, ben lungi dall'essere tutta visibile, o ugualmente visibile, o tempestivamente visibile, nello specchio dell'attività della magistratura. Per il Tribunale di Milano, peraltro, un Ufficio delle Statistiche, recentemente costituito sotto la guida di un magistrato, sta operando con esemplare cura una integrale revisione critica dei dati e delle metodiche, che risulterà utilissima per i fini dell'organizzazione generale del Tribunale stesso.
Per ciò che riguarda in generale il livello di funzionalità degli uffici, l'osservazione rivela un ventaglio alquanto diversificato di situazioni locali. Ma anche dove la pressione dei carichi civili e penali è molto rilevante in rapporto alle risorse umane (Monza, afflitta da sempre da un forte squilibrio tra l'entità della popolazione e gli organici dei magistrati e degli amministrativi; Busto Arsizio, percossa dall'ondata di piena della criminalità collegata allo scalo intercontinentale di Malpensa; Milano, dove la Procura della Repubblica, anche a causa di scoperture di organico, è costretta a grossi sforzi per conciliare la presenza dei pubblici ministeri alle udienze fissate dal Tribunale con le ordinarie attività di indagine), le situazioni vengono fronteggiate dappertutto onorevolmente. Il bilancio globale si attesta su valori di sostanziale equilibrio tra entrate e uscite, cioè tra nuove iscrizioni e definizioni, sebbene il recupero di velocità e il raggiungimento dell'obiettivo di una giustizia mediamente e non solo saltuariamente rapida, o almeno ragionevole nei suoi tempi, siano ancora abbastanza problematici. La lentezza dei processi davanti alle magistrature ordinarie, è, del resto, male comune a molti Paesi anche europei, e forse in alcuni - secondo indicazioni provenienti dal mondo dell'avvocatura - persino più grave che da noi.