1. Signor
Presidente
2. In qualche caso
3. Una menzione particolare
4. Sulla criminalità politica
5. Mi consentirà
6. Ma c'è
dell'altro
Parole
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Signor Presidente, Signori Presidenti di
Sezione, Signori Consiglieri della Corte d'Appello di
Milano adunati in Assemblea Generale;
Colleghi Sostituti Procuratori Generali;
Signori Magistrati dei tribunali e delle procure della
Repubblica del Distretto, Signori Magistrati onorari,
Signori Dirigenti, Funzionari, Impiegati dei vari uffici
giudiziari;
nell'accingerci a celebrare la cerimonia di inaugurazione
dell'anno giudiziario 2002 è doveroso rivolgere
anzitutto il nostro pensiero e il nostro ossequio al
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi,
Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,
idealmente presente tra noi , instancabile cultore e
animatore di una coscienza civica che dall'ambito
nazionale si allarga alla patria europea e al mondo
contro ogni particolarismo localistico; virtuale
altissimo garante della unità talvolta problematica tra
i poteri dello Stato tutti promananti e perciò
legittimati, direttamente o mediatamente, dalla volontà
del popolo italiano; tutore dei meccanismi e dei valori
del progetto democratico tracciato nella Costituzione
nata - lo si ricordi - dalla Resistenza contro il regime
del ventennio e dunque anche presidio di resistenza
contro ogni altro regime possibile o futuro;
esprimo, come già nelle occasioni precedenti, la devota
riconoscenza mia e del mondo giudiziario del Distretto a
Sua Eminenza il Cardinale Carlo Maria Martini, da
ventidue e vorremmo augurarci per molti anni ancora
Arcivescovo di Milano, la cui costante presenza alle
cerimonie inaugurali riflette su queste una luce che, al
di là delle dimensioni tecnica e istituzionale,
conferisce loro, o ne svela, una valenza di più ampio
respiro comunitario e spirituale;
ringrazio altresì per la loro presenza il Vice
Presidente del Parlamento Europeo On.Guido Podestà, il
Prefetto Dott.Bruno Ferrante, il Generale di Squadra
Aerea Giulio Mainini, Comandante della 1^ Regione Aerea e
del Presidio Militare di Milano, il Generale di Corpo
d'Armata Mariano Ceniccola, Comandante Interregionale dei
Carabinieri Pastrengo , il Tenente Generale
Bruno Viva, Comandante del Corpo d'Armata di Reazione
Rapida, il Generale di Corpo d'Armata Angelo Ferraro,
Comandante Interregionale della Guardia di Finanza, l'avv.Giovanni
Di Cagno, rappresentante del Consiglio Superiore della
Magistratura, di cui è componente, il Presidente
Giovanni Schiavon, Capo dell'Ispettorato, in
rappresentanza del Ministero della Giustizia (Presidente
Schiavon, l'ultimo contatto della magistratura milanese
con un Capo di Ispettorato risale all'infausta èra
Mancuso: mi auguro vivamente che la Sua presenza oggi qui
sia portatrice di un messaggio alquanto diverso);
porgo il mio saluto, ancora, alla Vice Presidente della
Giunta Regionale On.Viviana Beccalossi, alla sempre
deliziosamente gentile Presidente della Provincia On.
Ombretta Colli,al Vice Sindaco di Milano Sen.Riccardo De
Corato, al Questore Dott.Vincenzo Boncoraglio, al
Presidente e all'intero Consiglio dell'Ordine degli
Avvocati di Milano, alle illustri Rappresentanze degli
Ordini Forensi di altri Paesi, ai numerosi Parlamentari
presenti, al Presidente del Tribunale Amministrativo
Regionale, al Presidente della Sezione Giurisdizionale e
al Procuratore Regionale della Corte dei Conti, ai
Magnifici Rettori delle Università, ai Dirigenti delle
articolazioni locali delle Amministrazioni dello Stato,
ai vertici delle Forze Armate e delle Polizie, ai
rappresentanti della cultura, del giornalismo, del mondo
dell'economia;
porgo il mio saluto, infine, ai cittadini, anzi, alle
loro maestà i cittadini, come soleva dire il
compianto Prefetto Carmelo Caruso, avvicinati oggi da un
lodevole interesse a questa cerimonia, del resto non
esoterica nonostante il paludamento, ma a loro destinata.
Come molti dei presenti già sanno, il limite di tempo
assegnato al discorso del procuratore generale non
permette un consuntivo analitico degli eventi
giudiziariamente rilevanti né del lavoro svolto dai vari
uffici. Per una meno sommaria informazione rinvio i
cortesi ascoltatori alla lettura delle relazioni
pubblicate nella seconda parte del volumetto oggi
distribuito. Quanto alle tabelle statistiche richiamo le
consuete riserve e avvertenze circa le incongruità
derivabili dal non ancora completato assestamento interno
dei dati e circa l'inevitabile divario tra i dati stessi,
aventi carattere prettamente giudiziario, e la realtà
esterna, ben lungi dall'essere tutta visibile, o
ugualmente visibile, o tempestivamente visibile, nello
specchio dell'attività della magistratura. Per il
Tribunale di Milano, peraltro, un Ufficio delle
Statistiche, recentemente costituito sotto la guida di un
magistrato, sta operando con esemplare cura una integrale
revisione critica dei dati e delle metodiche, che
risulterà utilissima per i fini dell'organizzazione
generale del Tribunale stesso.
Per ciò che riguarda in generale il livello di
funzionalità degli uffici, l'osservazione rivela un
ventaglio alquanto diversificato di situazioni locali. Ma
anche dove la pressione dei carichi civili e penali è
molto rilevante in rapporto alle risorse umane (Monza,
afflitta da sempre da un forte squilibrio tra l'entità
della popolazione e gli organici dei magistrati e degli
amministrativi; Busto Arsizio, percossa dall'ondata di
piena della criminalità collegata allo scalo
intercontinentale di Malpensa; Milano, dove la Procura
della Repubblica, anche a causa di scoperture di
organico, è costretta a grossi sforzi per conciliare la
presenza dei pubblici ministeri alle udienze fissate dal
Tribunale con le ordinarie attività di indagine), le
situazioni vengono fronteggiate dappertutto onorevolmente.
Il bilancio globale si attesta su valori di sostanziale
equilibrio tra entrate e uscite, cioè tra nuove
iscrizioni e definizioni, sebbene il recupero di velocità
e il raggiungimento dell'obiettivo di una giustizia
mediamente e non solo saltuariamente rapida, o almeno
ragionevole nei suoi tempi, siano ancora abbastanza
problematici. La lentezza dei processi davanti alle
magistrature ordinarie, è, del resto, male comune a
molti Paesi anche europei, e forse in alcuni - secondo
indicazioni provenienti dal mondo dell'avvocatura -
persino più grave che da noi.
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