Mai come in
questi giorni è stata chiara e palese l'importanza della
memoria
Perché soltanto la perdita della memoria e la mancanza
di informazione possono permettere che tanta gente brava
e onesta, seppure in minoranza relativa, continui a
ritenere giusta la guerra che sta sconvolgendo il pianeta.
In questi giorni si sta bombardando. Sull'Iraq e sulle
nostre teste.
Su di noi cadono quantità enormi di bugie e
mistificazioni lanciate dai mezzi di informazione (ma
bisogna ancora chiamarli così?) che non uccidono ma
hanno conseguenze non meno devastanti per il futuro
dell'umanità.
E non è di molto conforto sapere che in tutte le parti
del mondo ci si mobilita per far cessare questa strage e
che l'80% delle popolazioni degli stati cosiddetti
democratici non vogliono la guerra. E' l'altro 20% che
sconvolge, quelli che hanno dimenticato o ignorano il
passato e così facendo ipotecano anche il nostro futuro.
La mancanza di memoria ci lascia sommergere dagli ordigni
scagliati contro le nostre coscienze, fino a farci
credere che davvero questa è una guerra condotta in nome
della democrazia e dei diritti umani.
Perché già prima si è dimenticato il vero senso della
democrazia, che non è andare periodicamente a votare e
poi stare in silenzio per quattro-cinque anni a guardare
cosa combineranno gli eletti. Soprattutto quando i voti
dati ad un candidato vengono attribuiti ad un altro (elezioni
presidenziali U.S.A. 2000) oppure quando una parte
politica possiede la stragrande maggioranza dei mezzi per
convincere gli elettori (Italia 1994-...)
In una democrazia il popolo è sovrano. Ma nella storia
delle civiltà i sovrani sono sempre stati educati fino
dalla nascita ad esercitare il proprio ruolo e a
conoscere i propri diritti. Nella nostra democrazia le
classi più ricche sono sovrane e controllano i mezzi di
informazione perché tutti gli altri cittadini non siano
sovrani. Nella nostra democrazia si mobilitano i prefetti
per tentare di impedire ai bambini di esprimere la loro
naturale volontà di pace mettendo una bandiera alle
finestre delle loro scuole.
Nelle democrazie occidentali si fanno leggi che in nome
della lotta al terrorismo colpiscono le più elementari
libertà, negli Stati Uniti è stato introdotto l'arresto
su semplice sospetto che può protrarsi all'infinito
senza assistenza legale e senza processo. Esiste già da
tempo in Israele (altra democrazia presa costantemente ad
esempio), si chiama fermo amministrativo, giuridicamente
è come una multa, solo che la sanzione non è il
pagamento di una somma, ma la privazione della libertà a
tempo indefinito e non è ammesso alcun ricorso.
Negli Stati Uniti l'amministrazione Bush ha proposto un
ulteriore pacchetto di leggi nel quale sono comprese la
tortura e la possibilità di condannare a morte senza
processo.
Tutto questo è di dominio pubblico, ma nella nostra
democrazia chi osa parlare di queste cose sui giornali o
in televisione viene immediatamente marchiato come
antiamericano, amico di Saddam Hussein o dei terroristi.
Infatti era sicuramente un fanatico antiamericano colui
che scrisse: "Chi sacrifica la libertà in nome
della sicurezza non merita nè libertà nè sicurezza".
Era Benjamin Franklin.
Winston Smith
|