Sommario n. 2

Sommario attuale

La lotta dell'uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l'oblìo (M. Kundera)
 

I fondamentalisti di tutte le religioni e dottrine politiche hanno bisogno di seguire un “uomo forte” e non si fanno certo scrupolo che costui sia stato o sia ancora una persona di dubbia morale. Il loro paladino negli Stati Uniti è un ex-alcolizzato, ex-studente inetto, ex-playboy scapestrato, ex-manager plurifallito, eppure sono corsi in massa a votare per lui. Non è questione di ortodossia morale o religiosa. In Italia l’ateo Ferrara e il prete già spretato Baget Bozzo vanno a braccetto col filosofo lefebvrista Buttiglione senza che nessuno dei tre ci trovi alcunché di strano e neppure i loro epigoni con la bocca piena di principi religiosi e di radici cristiane.
Nel convegno Teo-Con svoltosi al Teatro Nuovo di Milano nello scorso autunno, Ferrara non avrebbe potuto essere più chiaro: c’è in ballo una guerra di culture. Non è però, come ha affermato l'ex-pluriconvertito giornalista delle 8 e mezza, una guerra tra cristianesimo e islamismo o tra conservatori e sovversivi. Si tratta invece di un profondo scontro di cultura e di civiltà tra chi ha desiderio e interesse a trasformare la Terra nel crocevia dell’odio e coloro che, al contrario, sono convinti che il mondo potrà diventare un posto sicuro solo se lo sarà per tutti e che di conseguenza un po’ più di giustizia, di dialogo e di tolleranza reciproca tra i vari popoli e le varie religioni potranno soltanto farci un gran bene, se non altro perché ci risparmierebbero le spese per tutte quelle armi di cui oggi parrebbe impossibile fare a meno.
Da una parte i Ferrara, i Buttiglione, i Bush, i bin Laden, i Feltri, i Putin, i terroristi e le teste di cuoio di Beslan, i governi che mantengono la pena di morte, i gruppi assortiti di rapitori, quegli americani che applaudono ai bombardamenti e alle torture in Iraq, quegli arabi che esultarono al crollo delle Torri Gemelle, gli elettori di Sharon e i suoi attuali detrattori in seno alla Knesseth...
Dall’altra i 110 milioni che manifestarono per scongiurare l’attacco all’Iraq, i Michael Moore, i Robert Fisk, i Gino Strada, i Bud Welch (che ha lottato invano per salvare dalla pena capitale gli assassini di sua figlia), i musulmani, ebrei, atei e cristiani che invocarono la liberazione delle due Simone e di Giuliana Sgrena, i rabbini ortodossi francesi che hanno pregato per la vita di Arafat....
In breve: la cultura della morte contro la cultura della vita.

Winston Smith