
"Vostra
Eccellenza che mi sta in cagnesco
per que' pochi scherzucci da dozzina
e mi gabella per antitedesco
perché metto le birbe alla berlina..."
Dalla sua tomba in San Miniato a Firenze il buon Giuseppe Giusti
probabilmente se la sta ridendo di gusto a constatare che, come ai suoi
tempi, gli scrivani dell'Imperatore di turno perseverano nel lanciare
l'accusa di anti-qualcosa contro chi rivendica il diritto di criticare
l'impero e le sue smanie di dominio. Le nostre letture scolastiche (chi
l'ha detto che sono inutili?) ci forniscono la prova che nell'ottocento
anche un poeta e patriota che oggi è inserito a pieno titolo nelle
antologie e può vantare vie e piazze a lui intitolate in tante città, ha
dovuto sopportare una nomea dalla quale risulta sempre difficile
difendersi. Anche allora risultò senz'altro più facile adoperare
l'insulto per tappare la bocca agli oppositori anziché spiegare alla
gente per quali motivi le fucilate di Radetzky contro il popolo milanese
dovessero essere ritenute opportune e salutari. Così come fu detto
anti-italiano chi si opponeva alla dittatura fascista, anti-spagnolo chi
era semplicemente antifranchista e anti-greco chi non sopportava l'idea
che la più antica democrazia del mondo agonizzasse sotto il giogo (e le
fucilazioni) di un manipolo di colonnelli. Probabilmente anche gli
ungheresi e i cecoslovacchi che opposero il proprio corpo all'avanzata
dei carri armati sovietici nel '56 e nel '68, per l'informazione
ufficiale di quell'impero erano senz'altro feroci anti-russi.
Oggi, almeno qui in Italia, vanno per la maggiore due epiteti
riconducibili alla medesima pratica. Antiamericano, nelle varianti
"amico di Saddam" (ormai in disuso per decesso del complemento) e di
"amico di Bin Laden", per chi non si mostra entusiasta verso le guerre
scatenate dal colosso di oltreoceano, e antisemita, che colpisce spesso
persone che hanno speso una vita a custodire la memoria dell'Olocausto.
Chi scrive queste povere righe rammenta di essere stato definito "amico
degli ayatollah" nel 1987, per aver presentato ad un'iniziativa di
quartiere le opere di un poeta curdo in esilio usando parole di condanna
verso il regime di Saddam Hussein. Allora criticare il raiss di Baghdad
che, ricordiamolo, a quei tempi le armi di distruzioni di massa le
possedeva davvero e le usava col beneplacito della Casa Bianca,
equivaleva ad iscriversi alla categoria degli antiamericani.
In passato furono chiamati antiamericani personaggi come Charlie Chaplin,
Dashiell Hammett (che fu pure arrestato per questo), Gregory Peck, John
Dos Passos e John Steibeck... troppo onore!
Winston Smith
|