Luigi Tenco

(1938-1967)

 
GLI ESORDI

Luigi Tenco nasce a Cassine (Alessandria) il 21 marzo del 1938, da una famiglia originaria di Ricaldone, un minuscolo paese a 4 km di distanza, adagiato in mezzo alle colline che separano il Monferrato astigiano da quello acquese.
Ma presto, per risparmiare a Luigi e al fratello Valentino, più anziano di 11 anni, la fatica del lavoro contadino, la famiglia Tenco lascia quest'angolo di campagna perso tra i vigneti di barbera, dolcetto e moscato, e si trasferisce a Genova dove apre una mescita di vino. Il padre muore quando Luigi è ancora un ragazzo e spetta dunque alla madre il compito di condurre l'attività e di curare l'educazione dei due figli.
Il giovane Luigi è un ragazzo curioso di tutto e molto intelligente. Si iscrive al liceo scientifico, dove conosce Bruno Lauzi e inizia a frequentare una compagnia di stampo vagamente bohemien formata da Lauzi stesso, Gino Paoli, Umberto Bindi e, più tardi, dai fratelli Reverberi. Il gruppo dibatte con fervore su qualsiasi argomento di carattere artistico, sia che si tratti di pittura, di musica o di poesia. Una volta Tenco tramortisce Lauzi a suon di pugni perché costui gli dichiara di aborrire Pablo Picasso.
Tenco si diploma, in anticipo di un anno rispetto all'età, e si iscrive alla facoltà di ingegneria, che abbandona dopo due anni per iscriversi alla facoltà di scienze politiche perchè, dice, non vuole che ci sia "un ingegnere in più al servizio del Capitale".

LA LEGGERA RIVOLUZIONE

Nel 1958 accade l'imprevedibile. L'editore musicale Ricordi, in occasione dei 150 anni dalla fondazione, decide di adeguarsi ai tempi e cominciare a stampare dischi. Il compito di allestire la nuova casa discografica è affidato al più giovane della famiglia, Nanni, il quale sceglie tra i propri consulenti i fratelli Gian Piero e Gian Franco Reverberi, genovesi, membri della compagnia di cui fa parte anche Tenco. Grazie a loro e a Franco Crepax, Nanni Ricordi inizia a far incidere dischi a diverse persone che non era previsto dovessero cantare. La scelta si rivela quanto mai felice, poichè nel giro di pochi anni gli esperimenti di Ricordi produrranno nomi come Gino Paoli, Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Enzo Jannacci (pianista del complesso "I Cavalieri" che accompagna Tenco), Giorgio Gaber (chitarrista del medesimo complesso) e Ornella Vanoni. Avviene quella che anni dopo sarà chiamata "la leggera rivoluzione".
Tenco viene dapprima arruolato come compositore, ma lo stile delle sue canzoni è talmente personale che solo lui viene ritenunto in grado di interpretarle. Anzi, gli verranno affidate anche canzoni di altri compositori.
Quella che in seguito verrà chiamata "scuola genovese" si costituisce in realtà a Milano e di vero genovese, almeno fino alla cooptazione di Fabrizio De André, c'è soltanto Bindi. Tenco, come abbiamo visto, è piemontese, Lauzi è nato all'Asmara (Eritrea), Paoli a Monfalcone e Sergio Endrigo, istriano, a Genova non è mai vissuto.
Tenco si fa notare per la sua diversità rispetto al resto della banda. E' introverso, ha un carattere lunatico, non è mai contento in pieno di ciò che fa. Cambia diversi nomi d'arte: Gigi Mai, Gordon Cliff (con questo pseudonimo incide canzoni in inglese e in italiano con accento straniero), Dick Ventuno. E' l'unico a introdurre nelle canzoni temi inequivocabilmente politici (lui ed Endrigo sono gli unici del gruppo ad avere il "coraggio" di iscriversi al P.C.I., Paoli vi arriverà più di vent'anni dopo come deputato) e anche quando tratta argomenti all'apparenza scontati, come l'amore, la passione, il tradimento, lo fa in una maniera tutta particolare. Ha già captato il cambiamento dell'atmosfera culturale che di lì a poco investirà l'Italia e più in generale il mondo occidentale. Le sue canzoni sono venate dell'esistenzialismo disincantato (non mi piace questo aggettivo usato il più delle volte a sproposito, ma in questo caso è appropriato) di Boris Vian, tant'è che interpreterà la versione in italiano di una delle più belle canzoni del genio francese ("Toi", in italiano "Come le altre").
Molti esperti di canzoni ipotizzano che Tenco, se non fosse morto quella sera di gennaio a Sanremo, sarebbe diventato molto presto il cantore delle generazioni seguenti, quelle che prepararono, vissero e proseguirono i movimenti civili e sociali esplosi in tutta Europa nel 1968.
In effetti le sue canzoni erano molto in anticipo sui tempi, soltanto un sommovimento culturale così radicale avrebbe potuto dare a Tenco la piena popolarità. Se poi si considera che in Italia il sessantotto nacque in realtà nel 1967, si può benissimo pensare ad un tragico sfasamento di pochi mesi che avrebbe diviso per sempre il cantautore da un destino affatto diverso.
Può darsi che questa analisi corrisponda a verità, non è possibile ormai saperlo, come può darsi che Tenco, sopravvivendo, avrebbe invece seguito il percorso di Endrigo (altro anticipatore) il quale, complice una vittoria a Sanremo, rimase vincolato ad un tipo di canzone tradizionale, pur se di alta qualità, poi si indirizzò verso la canzone per bambini e ancora oggi, a 70 anni, si chiede il perchè della sua caduta di popolarità.

L'EPILOGO

I dischi di Tenco, tre long-playing e innumerevoli 45 giri, non vendono molto, anche se hanno un pubblico che oggi verrebbe definito "di nicchia", molto selezionato. A dispetto di quanto più volte da lui dichiarato ("Non andrò mai a Sanremo") decide di partecipare al festival, grande circo della canzone italiana.
In quegli anni Sanremo ha già digerito o, come direbbe Gadda, peptonizzato il ciclone Modugno ("Nel blu dipinto di blu", "Libero") omologando il bravissimo cantautore pugliese al resto del paesaggio desolante offerto dalla principale manifestazione canora della penisola. La nemesi si era compiuta l'anno precedente, con la vittoria di Modugno in coppia con Gigliola Cinquetti, impagabile rappresentante della morale della nuova italietta, con una canzoncina all'acqua di fior d'arancio della quale pochi mesi dopo, giustamente, si ricordava solo il titolo.
Mentre i giovani italiani ascoltano Bob Dylan, Joan Baez, Barry Mc Guire e qualcuno più avvertito si procura, di nascosto dai genitori, i 45 giri di Fabrizio De André e dei Nomadi ("Dio è morto" si può ascoltare alla radio Vaticana post-conciliare, ma è censurata dalla Rai), il festival propone (e propina) Orietta Berti, Iva Zanicchi, Claudio Villa, Luciano Tajoli e via gorgheggiando.
Nel 1967 la rassegna apre alla "canzone di protesta", naturalmente non quella vera, ma un surrogato molto edulcorato e floreale (non siamo forse nella città dei fiori?). Sul palcoscenico del Casino sfilano i Giganti, i Rokes, Antoine, Gianni Pettenati, la pur brava Caterina Caselli. E, come buon peso, Luigi Tenco. E' una pratica ricorrente degli organizzatori del festival quella di inserire ogni anno nel programma uno o due "irregolari", tanto per non far troppo risaltare la distanza tra il carrozzone rivierasco e la realtà musicale, sperando sempre, e talvolta invano, in un insuccesso dell'alieno di turno. E' questo il destino di Lucio Dalla e Gino Paoli, come lo sarà, nel corso del tempo, di Luigi Tenco, Franco Fanigliulo, Rino Gaetano (tutti e tre morti prematuramente, sarà un caso?) e poi più recentemente Jannacci, i Denovo, Pierangelo Bertoli, gli Avion Travel e Zucchero, che viene classificato per due anni di seguito all'ultimo posto, poi il terzo anno viene invitato come ospite a suon di milioni perchè in quei due anni ha venduto più dischi di tutti gli altri partecipanti messi assieme.
L'edizione del 1967 è elefantiaca, con 30 canzoni in gara e 60 interpreti, italiani e stranieri. Non è tra le più scadenti, un po' di qualità si intravede qua e là fra i brani e fra i cantanti, anche se le due cose, a parte il caso di Tenco e, in tono minore, di Endrigo e Remigi, non coincidono mai. C'è Lucio Dalla, c'è Gaber, c'è Pino Donaggio, futuro musicista cinematografico, c'è Mario Guarnera che finirà molti anni dopo a cantare "Il gusto pieno della vita" e ci sono i Los Bravos che in quel periodo furoreggiano con "Black is black" e ai quali viene affidata la canzone "Uno come noi" di Martucci-Bertero-Marini (sfido chiunque a ricordarne una sola nota). Ai posteri resteranno le canzoni "Pietre" (Antoine e Gian Pieretti), "Dove credi di andare" (Sergio Endrigo e Memo Remigi), "La musica è finita" (Ornella Vanoni e Mario Guarnera), "Cuore matto" (Little Tony e Mario Zelinotti) e per motivi diversi, ma strettamente legati fra loro, "Ciao amore ciao" (Luigi Tenco e Dalida), "Io, tu e le rose" (Orietta Berti e Les Compagnons ecc.) e "La rivoluzione" (Gianni Pettenati e Gene Pitney). Si tratta di un numero più alto, di canzoni passate alla storia, che in qualsiasi altra edizione. Rimane dunque un mistero come quell'anno abbia potuto vincere "Non pensare a me", una delle più brutte mai ascoltate in assoluto, nonostante il piglio granadeño di Claudio Villa e gli strilli dell'aquila di Ligonchio.
Luigi Tenco viene eliminato alla prima serata, non rientra neppure nel ripescaggio pilotato della giuria. Durante la notte Tenco viene ritrovato esanime nella sua stanza con un colpo di pistola nella tempia. Anche sui precisi fatti avvenuti quella notte sarà difficile risalire alla verità. La tesi accettata e promossa a rango di verità è quella del suicidio. In effetti sul palco aveva avuto un'espressione strana, con gli occhi quasi sempre chiusi, come chi volesse distaccare lo sguardo dal mondo. Inoltre viene trovato un biglietto nella stanza con un messaggio d'addio:
 




Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita.
Faccio questo non perchè sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e una commissione che seleziona "La rivoluzione".
Spero serva a chiarire le idee a qualcuno.
Ciao
.

Luigi


 
Ci sono comunque alcuni elementi che rendono misteriosa questa vicenda.
Il corpo fu trovato in una posizione strana, quasi seduto, con le gambe infilate sotto un mobile.
Non è possibile che quella sia la posizione di un corpo crollato in terra al momento della morte, dunque Tenco si sarebbe piazzato in quel modo prima di spararsi, ma per quale motivo?
Inoltre Tenco custodiva la sua pistola nel portaoggetti della sua automobile. Ma a Sanremo era arrivato in treno; l'auto era stata portata lì da una persona il cui nome non è mai stato rivelato dagli inquirenti.
Valentino Tenco, il fratello, si è sempre battuto fino ai suoi ultimi giorni perchè venisse riaperta l'inchiesta. Non credeva che Luigi avesse potuto uccidersi.
Il cantautore Fabrizio De André dedicò a Luigi Tenco
una delle sue più belle canzoni.
Sono passati 36 anni. A noi restano le sue canzoni e il suo ricordo.
 
Discografia 45 giri

Discografia 33 giri

Torna alla pagina delle canzoni

 

Attenzione!!!:

Un sito dettagliato su Luigi Tenco è presente alla pagina:


http://members.xoom.com/tenco/